IL GIOCO

Tra le tue cose, con cura ben disposte, tra un carillon e calze appena smesse, gioco al serpente col tuo nastro rosso e sul piano scuro del vecchio canterano conosco la storia, per nulla cronologica, piuttosto: orizzontale, di oggetti del ricordo.

IL PORTACENERE GIALLO

 Se improvvisi suonando arrivano certi ospiti: – è un guaio davvero offrire ai loro occhi grommato di fumi il portacenere giallo. Tu subito rimuovi l’oggetto del disdoro: “Di là nel lavello, certo non reca offesa“ dici nel frettoloso gesto del nascondere. Là, un semplice lavare, separi il bene e il male.  

L’ATTESA

Tu dici perditempo. Tu, forse, mi dirai, borbottando, in incerto: “rechercheur des nuages“ con garbo addolcendo. Scricchia il piede impaziente sui legni di casa: tuo orologio al mio trastullare di penna sulla carta che preme. La terna che non tiene non ti concede requie: il mio pedigree ricercato ti sfugge. Nel mio drumlin racchiuso, strigiforme, paziente, di contro al tuo … Continua a leggere

LOTTE MINIME

I Dentro la scorza la scarna parola del chi siamo ci sfugge e poveri nel gesto torniamo ad inventariare l’usato. Una calza scolorita al tallone da riportare domani al riscontro alla vecchia cassiera del supermercato lì sotto casa ti balla nella mano mentre quasi soppesi il quanto costi. II La luce di taglio spartendo i tuoi seni nell’ombra sul muro … Continua a leggere

ASCOLTANDO UN DISCO DI BRAXTON

 Noi, stranieri, a trent’anni, qui noi e da qui, noi, lontani e dispersi. Armonia clownesca di danza (che ballare era un gioco di foglie). Cantare. Gli accordi in disaccordo. Ecco, qui confuso e presente, perché l’acqua ancora chiarore e noi, tutto futuro, ridesta, e pause e non pause, gli stacchi, Braxton, la musica. Su via, via.

A

 Ancora annaspi in attesa d’accertare l’archetipo arcano, l’amore accarezzato, l’angolo amico – e alterni l’allegria per l’aggeggio acquistato od altro ancora all’Arengario o in un altrove affine all’ansia di attendere l’abitazione amica.

TU LONTANO, TU DENTRO A QUALE CANTO

 Tu lontano, tu dentro a quale canto per nevi per maggi inseguendo mi conduci? Che sia parola da orlo ad orla fatta sicura che costante separi in debordanti soli e accartocciata in corni di luna s’avventi attragga congiunga. Da porta a porta malcerto individuo nei soli riversi di monete di latta nei sorrisi tuonanti di San Silvestro la tua intima … Continua a leggere

SERATA MARCHIGIANA

 A spicchi per spacchi qui s’illampa la sera. Scontrosa lumaca per cerchi s’insinua negli strisci gommosi d’un tergicristallo. “Che piove” od altro, dici calma sul tempo per quei giochi che la mente c’impone (il ramo spezzato sull’ultimo crinale) il tuo bollettino, distratto, non seguo. “C’è ben altro” ribatto. Un altro che diverso sfugge alla presa mentre nel farsi la sera … Continua a leggere

LA BELLA COSA

 … e traspira umore la terra, dove tutto accartocciato sono disteso – occhio velato – su un raggio/miraggio. Riscontri ed altro: tutto un rimasuglio; una carezza sul viso dolcezza mia umida serenità, vaghezza! Uno scodinzolare – via, via! – tuttattorno alla sfera. Oh vita! Si mischiano i colori. Scolorano. Fragore di mare che lì si sfrange… … e m’accorpo nella … Continua a leggere